giovedì 6 agosto 2026

Acquistare un'autovettura usata

 



Per acquistare un'autovettura usata si possono avere due approcci: esaminare tecnicamente il prodotto sperando di individuare eventuali anomalie; oppure scegliere il venditore affidabile e fidarsi del suo giudizio. 

Ho visto l'auto, bianca, alimentata con motore endotermico a ciclo diesel, cambio manuale, modello iconico di una Casa tedesca di buon nome, ... ed ho deciso emotivamente di acquistarla. Ho accettato il fatto di doverci spendere altri 2.500 € di manutenzione straordinaria, non potendo pretendere un'autovettura usata in perfette condizioni, ma è stato un rischio calcolato. 

Quando sono andato a ritirarla l'ho trovata più o meno nelle condizioni estetiche osservate in fotografia ma, in Autostrada, non teneva la sesta marcia. L'auto tendeva a rallentare ed a non superare i 2.800 giri/minuto. Cambio manuale durissimo. Insomma, un mezzo disastro.

Portata al mio Meccanico di fiducia, e sottoposta a manutenzione (sostituzione olio motore, 4 filtri, olio cambio manuale, cinghia di distribuzione, pompa dell'acqua, sostituzione termostato e valvola termostatica, acquisto 4 pneumatici nuovi e cerchi in lega di alluminio), l'autovettura è notevolmente migliorata.

Per la pulitura degli interni ho provveduto da solo. Ho speso circa 18 € di prodotti. Risultato soddisfacente.

Ora, dopo 15.000 km di percorrenza, la mia A4 Avant del 2010 è tornata a ruggire. E' bellissima. Sottoposta a diagnosi, tutte le centraline riportano l'assenza di errori. 

Sono veramente contento.

Ho sbagliato? Sono stato un ingenuo? Forse, o forse no. 



lunedì 5 maggio 2025

Non è facile analizzare ed assimilare il concetto di cosa è "Potere" – IV parte

 


Quarta dinamica di potere

Il Potere della Competizione. Nel mondo del lavoro – e ancor più nei contesti tecnici e ad alta specializzazione – la competizione non è solo un elemento accessorio: è una forza regolatrice. Si tratta di quel meccanismo naturale di selezione che nasce dall'incontro tra domanda e offerta, proprio come avviene nei mercati economici.

In un ambiente professionale chiuso o fortemente strutturato, il valore del nostro contributo non dipende soltanto dalle competenze individuali, ma anche dall'impatto che abbiamo sulla crescita collettiva. Se ciò che facciamo permette ad altri (colleghi, team, organizzazioni) di migliorare o progredire, allora il nostro ruolo acquista peso. Al contrario, se il nostro apporto è marginale o facilmente sostituibile, il confronto con chi ottiene risultati concreti diventa inevitabile – e spesso penalizzante.

La competizione, quindi, attribuisce valore: quando le nostre capacità generano interesse, più persone desiderano collaborare con noi, più progetti ci vengono affidati, e più cresce la nostra influenza. In questo circolo virtuoso, la visibilità e la reputazione si rafforzano di pari passo con la competizione che – proprio per questo – non va temuta, ma compresa e, in certi casi, persino alimentata.

Esercitare il "potere della competizione" significa anche saper scegliere e farsi scegliere: possiamo far capire, ad esempio, che stiamo valutando diversi progetti, o che preferiremmo lavorare con un team o un leader piuttosto che un altro. Allo stesso tempo, però, subiamo questo potere quando il nostro lavoro passa inosservato perché qualcun altro, semplicemente, offre risultati migliori o si rende più strategico.

In sintesi, la competizione è una leva potente: sa premiare chi crea valore e marginalizza chi si limita a eseguire. Saperla gestire è un'abilità chiave nel mondo del lavoro contemporaneo.

Queste argomentazioni sono riferite al concetto astratto di “potere” che, in linea di principio, possiamo esercitare o subire. Ma non identificano un paradigma sempre e comunque valido, anzi. Talvolta negli ambienti di lavoro le logiche sono diametralmente opposte, perché non viene riconosciuto e premiato il merito.

Non viviamo in un Mondo giusto. Dobbiamo esserne consapevoli.




venerdì 2 maggio 2025

Non è facile analizzare ed assimilare il concetto di cosa è "Potere" - III parte

 


Terza dinamica di potere 

Il Potere della Persuasione è il potere che deriva dall’applicazione ponderata di alcuni fattori quali: la capacità di esporre gli argomenti, la capacità di provare le affermazioni, la capacità di convincere l’interlocutore, utilizzando anche la suggestione, di soddisfare le sue necessità oppure le sue aspirazioni.

La persuasione non è solo l’arte di saper parlare bene. È la capacità di costruire un messaggio efficace, supportarlo con argomentazioni solide, e soprattutto, riuscire a toccare le corde giuste dell’interlocutore, spingendolo ad agire in una direzione che sia percepita come vantaggiosa per lui.

Le componenti chiave di questa competenza includono:

  • La chiarezza espositiva: saper spiegare concetti anche complessi in modo comprensibile;
  • La forza delle prove: presentare dati, esempi e fatti che rafforzano le proprie affermazioni;
  • La capacità di convincere: ovvero influenzare il punto di vista dell’altro, facendo leva su bisogni, aspirazioni o desideri.

Ed è proprio quest’ultima dimensione – l’aspetto emotivo e motivazionale – a fare davvero la differenza. Perché, anche in presenza di dati oggettivi e inoppugnabili, difficilmente riusciremo a persuadere qualcuno se ciò che proponiamo entra in conflitto con i suoi interessi, con i suoi timori o con ciò che desidera profondamente.

In ambito aziendale, esercitiamo il potere della persuasione ogni volta che cerchiamo di indirizzare una decisione manageriale affinché sia allineata con le esigenze del nostro team o del nostro reparto. Al contrario, subiamo questo potere quando sono altri a influenzare le scelte strategiche per trarne vantaggio, magari a discapito nostro o dei nostri obiettivi.

Saper gestire consapevolmente la persuasione – sia attiva che passiva – è quindi una competenza strategica. Non si tratta di manipolazione, ma di comunicazione efficace e orientata all’influenza positiva, in grado di coniugare logica e empatia.


venerdì 4 aprile 2025

Oggetto misterioso in volo

 





Aprile 2023. Dalla mia finestra di casa si vede una sfera scura, opaca, silenziosa, che galleggia nell'aria, in movimento lentissimo da destra verso sinistra, a circa 25 metri d'altezza dalla strada. La sfera avrà circa 2,5 metri di diametro, forse meno. E' distante da me circa 150 metri.

Ho controllato, non si vedono cavi di ancoraggio. Non sembra un prodotto pubblicitario. 

In strada nessuno guarda in quella direzione. Quindi scatto una fotografia ed attendo di leggere qualcosa sui giornali il giorno successivo. 

Niente di niente. 


In data 30.04.2025 una sfera identica è stata filmata in Colombia.


lunedì 5 agosto 2024

Motociclisti della Domenica

 


Per i Motociclisti che vengono a fare un giro in Umbria la domenica, avrei qualche semplice suggerimento:

  • le nostre strade sono generalmente in ottimo stato, ma non è una regola sempre valida, ci sono tratti delle stesse che sono stati realizzati in tempi diversi quindi, il fondo stradale, potrebbe improvvisamente modificarsi e non garantire l'aderenza ottimale;
  • per una qualche ragione a me sconosciuta, nei cantieri stradali che troverete lavorano spesso anche nei giorni festivi e la domenica, per cui fate attenzione agli operatori ed al movimento delle loro macchine;
  • essendo il cuore verde d'Italia, la manutenzione delle banchine richiede un impegno significativo, con cantieri mobili ove abbondano operatori armati di decespugliatore, fate attenzione moderando la velocità;
  • talvolta, nelle strade statali, improvvisamente, vi potrà capitare di osservare Daini, Caprioli o Cinghiali attraversare rapidamente la striscia d'asfalto, perché sostanzialmente quello è il loro territorio, quindi provare a tirare tutta la potenza della moto su brevi rettilinei con il limite a 70 km/h per attraversamento animali, è il modo migliore per verificare la bravura dei nostri operatori sanitari;
  • l'Umbria è una Regione che regala paesaggi incantevoli, godetevi la trasferta senza sfrecciare a testa bassa per battere il record, e fermatevi a mangiare una fetta di torta al testo con prosciutto quando è il momento, che dai noi il cibo è cultura;
  • neanche a dirlo, i campioni di ciclismo dell'intero Pianeta Terra, vengono ad allenarsi da noi per le stesse identiche ragioni, trecentosessantacinque giorni all'anno, quindi prudenza, trovarli dietro una curva è un attimo;
  • allo stesso modo, sulle strade statali circolano anche mezzi agricoli di grandi dimensioni che viaggiano a non più di 45 km/h, anche questi, trovarli dietro una curva è un attimo;
  • in Primavera ed in Autunno è possibile trovare in strada le auto storiche della 999 Miglia, il raduno delle 500 a benzina, il raduno delle spider di colore rosso ed altre manifestazioni in tema che vanno a modificare la normale circolazione anche se sono graditissime;
  • esiste anche una condizione psicologica particolare che spinge, automobilisti e motociclisti abituati alla guida in città, a riprodurre lo stesso stile di guida anche nei trasferimenti su lunghe distanze, ma accelerare e frenare continuamente non è il modo migliore per guidare sulle statali dell'Umbria;
  • non ultimo, fate attenzione agli automobilisti apparentemente tranquilli, c'è anche gente come me in giro.


mercoledì 24 luglio 2024

Primi viaggi con autovettura appena acquistata




Tra gli addetti ai lavori circola la storia di Árbjörn, un po’ mito, un po’ vera.

Árbjörn è un uomo di circa 55 anni. Non ha famiglia. Ha dedicato molto del suo tempo al suo lavoro che lo appassiona. Come buona parte degli abitanti del Nord Europa, è alto e biondo, un fisico da boscaiolo, ed è uno che parla poco.

Un giorno Árbjörn decide di acquistare una seconda autovettura. Possiede già un’auto sportiva che utilizza nel tempo libero, ma ha oltre 25 anni e 350.000 km di percorrenza. Potrebbe rompersi da un momento all’altro, oppure diventare non più affidabile, e non sarebbe conveniente ripararla anche ammesso di trovare i pezzi di ricambio almeno compatibili. Le case automobilistiche garantiscono pezzi di ricambio per dieci anni, il pericolo di non trovare nulla da adattare è reale.

Così, cercando in Internet, scopre una Autovettura usata in vendita in un Concessionario dall’altra parte della città.

È esattamente quello che serve a lui: Autovettura modello pick-up della massa di 4,2 tonnellate, prodotto negli USA ed importato due anni prima nuovo. Colore rosso amaranto con scocca ed elementi inferiori di colore nero. Risulta equipaggiato da un motore endotermico a benzina da 5,0 litri, con 8 cilindri a V e 400 CV di potenza, cambio a 10 marce ed una velocità massima di 230 km/h su strada asfaltata. Nella vecchia Europa non viene commercializzato perché ha consumi elevatissimi, quindi è adatto al mercato americano ove il carburante ha prezzi molto più bassi, oppure quando si vive in zone sostanzialmente desolate e serve movimentare materiali di vario genere.

Il pick-up è tenuto molto bene, ha percorso circa 80.000 km e sembra funzionare alla perfezione.

Árbjörn, dopo aver concordato con la Banca un finanziamento di 20.000 €, firma il contratto di acquisto.

L’autovettura sarà pronta la settimana successiva perché il Concessionario intende far sostituire la distribuzione e la pompa principale dell’acqua. Vuole essere sicuro di accontentare il suo cliente. Prezzo finale concordato di 74.000 €.

Arriva il giorno del ritiro. Árbjörn si fa accompagnare in taxi, riceve le ultime istruzioni, sale in macchina, accende il quadro e parte. Il pick-up è letteralmente una meraviglia della tecnologia.

All’interno dell’abitacolo tutti gli elementi non hanno la minima traccia di usura. Nemmeno un graffio. Sembra nuovo. Tutto perfettamente pulito. Si sente anche un gradevole odore di materiali sottoposti a trattamento intenso di pulizia.

E così Árbjörn inizia a girare i vari cantieri che segue sull’Isola con il suo nuovo gioiellino, un po’ per il piacere di guidare ed impiegare una nuova tecnologia, un po’ per saggiarne la reale affidabilità e le caratteristiche. Se deve nascere un problema è meglio che avvenga subito, così può richiedere eventualmente l’applicazione della garanzia concordata.

Ma, un tardo pomeriggio di Gennaio, mentre rientra a casa dopo una normale giornata lavorativa, nemmeno tanto impegnativa, Árbjörn si addormenta alla guida del pick-up e finisce fuori strada. Si sveglia dopo l’urto contro un costone roccioso che distrugge praticamente il fianco destro dell’autovettura. È incolume, ma ha rischiato realmente di morire o di provocare un incidente frontale con altre autovetture.

Eppure Árbjörn non si capacita della cosa. Ha la patente da quando aveva vent’anni, è un esperto in materia di Sicurezza nei luoghi di lavoro, non si sarebbe mai messo alla guida in condizioni di stanchezza tali da mettere in pericolo la sua esistenza.

Aveva sì già notato che, talvolta, a finestrini chiusi, aveva avuto qualche accenno al sonno mentre guidava un mostro ipertecnologico con un motore da 400 CV. E la cosa gli era sembrata effettivamente molto strana senza però allarmarlo più di tanto.

Passano tre anni. Un giorno Árbjörn acquista un prodotto su Internet per la pulizia degli interni auto ed uno per il vano motore. Tranne qualche piccolo inconveniente al circuito elettrico che controlla la chiusura centralizzata, il pick-up riparato si è comportato molto bene, ma è arrivato il momento di pulirlo a fondo.

E così Árbjörn scopre che sulle bombolette spray che gli arrivano è riportata la scritta “Puede provocar somnolencia o vértigo”.


mercoledì 15 novembre 2023

Il Golden Retriever: un Compagno dal cuore d'Oro





Il mondo dei cani è popolato da molte razze affascinanti, ma poche sono tanto ammirate quanto il Golden Retriever. Questi cani, noti per il loro mantello dorato e il carattere affabile, sono amati da famiglie in tutto il mondo. Oltre alla loro bellezza esteriore, i Golden Retrievers possiedono una serie di caratteristiche personologiche che li rendono straordinari compagni. In questo articolo, esploreremo alcune delle qualità uniche che rendono il Golden Retriever una scelta eccellente per chi cerca un fedele amico a quattro zampe.

Affettuosità e Gentilezza: Una delle caratteristiche più distintive dei Golden Retrievers è la loro natura affettuosa. Questi cani amano la compagnia umana e sono noti per essere particolarmente attaccati ai loro proprietari. La loro gentilezza è evidente nei modi delicati con cui si avvicinano agli adulti, ai bambini e persino ad altri animali domestici. Il Golden Retriever è un vero e proprio "compagno di cuore" che porta gioia e calore a ogni famiglia.

Intelligenza e Versatilità: I Golden Retrievers sono tra le razze canine più intelligenti. La loro predisposizione all'apprendimento li rende facili da addestrare e li colloca spesso al top delle classifiche di obbedienza. Sono altresì versatili, eccellendo in una varietà di attività, tra cui l'agility, il tracking e il recupero. La loro abilità di apprendimento veloce e la loro natura adattabile li rendono perfetti per diverse attività, soddisfacendo sia le esigenze fisiche che intellettuali del cane.

Instinctive Skills: Il Golden Retriever è nato con un istinto di recupero innato. Originariamente selezionati per il lavoro di caccia, questi cani amano portare oggetti in bocca e sono particolarmente abili nel recuperare giocattoli, bastoni o qualsiasi altro oggetto che si desideri che riportino. Questa caratteristica li rende ideali anche per il lavoro di assistenza, come cani guida per non vedenti o cani di terapia.

Fedeltà Senza Confini: Il Golden Retriever è noto per la sua straordinaria fedeltà. Questi cani sono profondamente legati ai loro proprietari e sono disposti a fare qualsiasi cosa per renderli felici. La loro lealtà li rende eccellenti cani da compagnia e li posiziona come membri preziosi della famiglia.

Socievolezza e Adattabilità: I Golden Retrievers sono estremamente socievoli e amichevoli. La loro natura aperta li rende facili da gestire in varie situazioni sociali, che siano incontri con altri cani, persone o bambini. La loro adattabilità li rende atti a vivere in una varietà di ambienti, dalle case di città ai terreni più spaziosi delle zone rurali.




Il Golden Retriever è molto più di una bella faccia. Questi cani hanno caratteristiche personologiche ammirevoli che li rendono adatti a una varietà di stili di vita e attività. La loro affettuosità, intelligenza, fedeltà, istinti naturali e socievolezza li posizionano come una delle razze canine più amate al mondo. Se stai cercando un compagno con un cuore d'oro, il Golden Retriever è sicuramente una scelta eccellente.

 

domenica 1 gennaio 2023

La Leggenda (romanzata, ma neanche troppo) del salvataggio di Capodanno

 


31 Dicembre 2022, porto il mio cane Argo, un Golden Retriever di 9 mesi, a fare una passeggiata in un Paesino del centro Italia. Rientro a casa intorno alle 19:00. Alle 21:30 circa, mia Mamma esce e trova del sangue sulle scale di casa.

Mamma - "Corri Marco. C'é tanto sangue sulle scale, e non vedo il cucciolo".

Cerchiamo Argo in giardino e lo troviamo con le zampe anteriori sporche di sangue. Ma non è ferito. Le zampe non hanno nulla. Ad un certo punto mi lecca la mano, e me la copre di sangue.

Ha un taglio sicuramente in bocca, ma dove?! Intanto lo portiamo in casa con l'intento di arrestare l'emorragia.

Chiamo la mia amica Roberta, quella che sa risolvere queste situazioni.

Io - "Roberta che posso fare? L'emorragia non si ferma"

Roberta - "Ti posso girare il numero di una Clinica Veterinaria che fa interventi in emergenza. E' a Fabriano. Ma è la notte di Capodanno ..."

Concordo con l'Assistente della Clinica, Argo continua a sanguinare e non c'è modo di fermare l'emorragia con un rimedio estemporaneo, serve l'intervento di un bravo Veterinario. Fabriano è a 162 km, in mezzo alle montagne dell'Appennino Umbro-Marchigiano.

Io - "Argo sali in macchina, dobbiamo fare un viaggio"

Argo - "Ma io non ci sono mai salito su questa"

Io - "Tranquillo, è per il tuo bene"

La macchina è coperta di condensa. Metto in moto, imposto il Navigatore e partiamo. Mi immetto nella statale ed uno si lamenta della manovra lampeggiando.

Non ho tempo per discutere.

Più avanti trovo uno che non si sposta per farmi passare.

Pilota - "Sono Berstapppen. Sto facendo il giro veloce!"

Io - "Ma levati dai …"

Nelle strade di montagna trovo nebbia, bufere di neve, vento forte, piaggia di rane, cavallette, ... ma vado avanti con Argo sanguinante in macchina seduto sul sedile posteriore.

Arrivo in città. Nessuno in giro. Arrivo in via Aldo Moro, ma ci metto un po' a trovare la Clinica. Vedo finalmente l'insegna e la vetrina con le luci accese.

Argo viene immediatamente curato. Me lo restituiscono mezzo addormentato verso le 23:50.

Mentre lasciamo Fabriano lentamente, scocca la mezzanotte, ed il cielo limpido, stellato, si riempie di fuochi d'artificio. Argo dorme disteso nel sedile posteriore. Adesso sta bene. Il Veterinario mi ha spiegato che aveva un taglio minimo sulla parte inferiore della lingua, ma che avrebbe continuato a perdere sangue in abbondanza senza un intervento professionale.

Quanto tempo ho impiegato a percorrere i 162 km?

05 secondi e 129 millesimi.

L'autovettura che ha fatto l'impresa?

Una magnifica Audi TT TDI quattro Advanced Plus del 2009 di colore bianco.

 

venerdì 11 marzo 2022

Pace

 


Questo Blog descrive la conflittualità nei luoghi di lavoro.

Questo Blog aiuta le persone a comprendere la conflittualità nei luoghi di lavoro, ed a difendersi.

Questo Blog è contro la Guerra.







martedì 10 agosto 2021

Quello che ti prosciuga professionalmente





Questo è uno scritto che solo poche persone potranno comprendere fino in fondo, non perché tratta di chissà quale argomento complicato o astratto, non ci sono formule matematiche, ma solo perché è abbastanza raro fare esperienze di questo tipo nel mondo reale.

Julian è stato assunto da pochi mesi in un ufficio della pubblica amministrazione. Julian ha frequentato l’Università degli Studi, e si è laureato con il massimo dei voti, poi ha vinto il Concorso per l’assunzione a tempo indeterminato. Una volta assegnato al Dipartimento di Agraria, ha iniziato a lavorare con regolarità. Poiché la sede era abbastanza lontana da casa, dopo circa 5 anni ha fatto domanda ed ottenuto un trasferimento nel corrispondente Ufficio della sua stessa Regione.

Julian arriva nella sua nuova comunità lavorativa con un bagaglio di titoli ed esperienze di tutto rispetto, per cui gli vengono assegnati compiti adeguati alle sue capacità. Ma, in lui, c’è qualcosa di strano lavorativamente parlando.

Julian è sempre alla ricerca di incarichi complessi, ha come una estrema necessità di mettersi alla prova, di potersi misurare con i colleghi con molta più esperienza di lui, di poter stupire gli altri, di poter essere al centro dell’attenzione.

È difficile comprendere la reale motivazione di questo comportamento che, inizialmente, in molti giudicano in modo positivo. “Julian è molto preparato, si dedica con passione al suo lavoro”.

Però Isabel non è contenta di lavorare con lui.

Succede che, per una pratica che gli viene assegnata con l’istruzione di agire con urgenza, Isabel è costretta ad operare con Julian, sperando di poter ricevere autorevole collaborazione e vedersi semplificare il lavoro. Invece Julian assume un atteggiamento totalmente passivo. Se c’è da raggiungere una Fattoria a chilometri di distanza, Isabel è costretta a guidare per tutto il tempo. Quando arrivano, Isabel si mette al lavoro per i rilievi necessari, mentre Julian si intrattiene con i proprietari a parlare e socializzare. Isabel deve fare un lavoro di precisione praticamente da sola perché Julian è sempre a comunicare con qualcuno al telefonino.

Quando parlano, Julian si interessa al lavoro svolto ma non partecipa attivamente; di fatto raccoglie solo informazioni.

Al rientro in sede Isabel cerca di mettere in ordine gli appunti presi, per poter sviluppare poi il lavoro nei giorni successivi, Isabel è bravissima e svolge con precisione i suoi compiti, mentre Julian fa il giro dei colleghi per raccontare la giornata lavorativa, mostrando fotografie realizzate con il telefonino.

E lo stesso atteggiamento viene mantenuto nei mesi successivi. Isabel scrive Relazioni di iniziativa trasferendo su carta tutta la sua professionalità, Relazioni che Julian esamina e firma senza un vero reale contributo.

Spazientita da questo stato di cose, Isabel chiede a Julian di occuparsi di una parte del lavoro. Collaborare non significa esaminare il lavoro dell’altro e criticare, collaborare significa svolgere bene una parte del lavoro in modo da diminuire le incombenze del collega. Ma, regolarmente, Julian ha un pretesto, una giustificazione di comodo per non fare nulla.

Si arriva addirittura alla situazione in cui, Julian inizia ad esibire un certo fastidio per la professionalità che Isabel arriva a dimostrare nel portare a termine il compito. Quindi assume l’atteggiamento della vittima, di colui che viene ingiustamente emarginato, come se il mondo dovesse necessariamente ruotare intorno a lui e, qualcuno, gli stesse togliendo i meriti solo suoi.

Isabel è totalmente disorientata. Non ha più idea di come comportarsi. Perché oramai gli appare evidente che si tratta di una forma di parassitismo ai suoi danni portato avanti da una personalità narcisistica. Ma non affronta il collega. Preferisce portare a termine la pratica e terminare la collaborazione prima possibile. 

Affrontare con decisione un narcisista non è quasi mai una soluzione, perché sono abilissimi a rovesciare la realtà a loro favore, mentendo spudoratamente.


Giurisprudenza – Valutazione del Rischio




Recentemente, la Corte Suprema di Cassazione, sezione IV penale, con la Sentenza n. 13483 del 30.04.2020, ha avuto modo di ribadire che “i cardini sui quali il datore di lavoro deve fondare l’analisi e la previsione dei rischi sono, dunque, in primo luogo, la ‘propria esperienza’, in secondo luogo l’evoluzione della scienza tecnica ed, infine, ‘la casistica’ verificabile nell’ambito della lavorazione considerata”.

Da questo principio consegue in maniera diretta che “la previsione e prevenzione del rischio deve coprire qualsiasi fattore di pericolo evidenziato nell’evoluzione della ‘scienza tecnica’ e non solo dall’esperienza che l’imprenditore sviluppi su una certa attività o su uno specifico macchinario, che egli abbia potuto direttamente osservare”.

Dunque, secondo la Corte Suprema di Cassazione “non basta, cioè, a giustificare la mancata previsione del pericolo né che la sua realizzazione non si sia mai presentata nello svolgimento dell’attività concreta all’interno dell’impresa, né che esso non rientri nell’esperienza indiretta del datore di lavoro, per considerare ‘non noto’ il rischio occorre che anche la scienza tecnica non abbia potuto osservare l’evento che lo realizza. Solo in questo caso viene meno l’obbligo previsionale del datore di lavoro, cui non può richiedersi di oltrepassare il limite del sapere tecnico-scientifico, con un pronostico individuale”.

La Suprema Corte chiarisce a questo punto che “la conclusione che deve trarsi da questa premessa è che l’evento ‘raro’, in quanto ‘non ignoto’, è sempre prevedibile e come tale deve essere previsto, in quanto rischio specifico e concretamente valutabile. L’evento raro, infatti, non è l’evento impossibile. Anzi è un evento che, per definizione, prima o poi si verifica” (Corte Suprema di Cassazione, sezione IV penale, Sentenza n. 13483 del 30.04.2020).



lunedì 9 agosto 2021

Disturbi Muscolo Scheletrici IV



Nei luoghi di lavoro non è importante solo la Sicurezza, ma anche buone pratiche e tutele per preservare la Salute.









Disturbi Muscolo Scheletrici III




Nei luoghi di lavoro non è importante solo la Sicurezza, ma anche buone pratiche e tutele per preservare la Salute.








martedì 13 aprile 2021

mercoledì 17 febbraio 2021

Non sei stupido, ti rendono stupido




Luisa ha vinto un concorso ed è stata assunta a tempo indeterminato in una pubblica amministrazione. Dopo aver lavorato per oltre dieci anni come Assistente al Responsabile dei Lavori in un grande cantiere, ora ha l’opportunità di trasferire la sua enorme esperienza professionale all’interno di una diversa organizzazione lavorativa, strutturata con i criteri tipici delle amministrazioni ove non è il merito che viene apprezzato.

Luisa ha portato a termine in modo brillante il suo percorso formativo universitario, ha quindi tutti i titoli per fare bene il nuovo incarico ma, stranamente, la sera torna a casa con qualcosa dentro che la rende nervosa, anche se non se lo sa spiegare.

Succede questo, nonostante lei sia di gran lunga la più preparata, la più esperta, la più seria e professionale, i suoi colleghi la trattano come una perfetta incapace. Gli incarichi che gli vengono assegnati sono marginali, quasi a volerle impedire di acquisire reputazione, quasi a deviarla su un binario morto. Oltre a ciò, la comunicazione interpersonale cambia quando si rivolgono a lei; le frasi, il tono della voce, la postura del corpo, le espressioni del viso, sono svilenti. È un modo di comunicare dall’alto verso il basso, dall’adulto alla bambina, dalla persona intelligente che si abbassa a spiegare concetti semplici ad un essere umano intellettualmente inferiore.

Luisa percepisce tutto questo come estremamente deleterio, ma resta molto stupita il giorno in cui si rende conto che, un poco alla volta, il suo comportamento cambia, e cambia contro la sua stessa volontà. Di fatto, si sta adattando alla nuova situazione con un tono della voce da persona inadeguata, sottomessa, con le spalle curve, commettendo errori che non aveva mai commesso, rinunciando a valorizzare anzi sminuendo il suo contributo allo svolgimento del lavoro. Lei è perfettamente consapevole delle sue superiori capacità, ma succede qualcosa contro la sua volontà che non riesce a contrastare.

In buona sostanza il gruppo, con la sola comunicazione, ha demolito la volontà di Luisa condizionandola e relegandola in un angolo, solo perché perdesse la sua intelligenza, le sue abilità, e non ostacolasse la carriera ed il credito di persone mediocri.

In Psicologia questa tecnica è studiata da qualche decennio, la chiamano Effetto Golem.

Una volta un Generale dei Marines disse: "Molti credono che i nostri soldati sono tutti ragazzi da un metro e novanta, con grandi capacità fisiche e perfettamente consapevoli di essere ottimamente addestrati. Non è così. Nelle nostre file ci sono anche ragazzi che superano di poco il metro e sessanta ma, ogni Marine, è convinto di essere alto un metro e novanta". In pratica, qualunque persona può arrivare a dare il meglio di sé se viene trattato in modo da favorire queste sue capacità, incoraggiandolo, formandolo, sollecitando questo processo di sviluppo interiore ed apprendimento. Ed è anche vero il contrario. Se prendi una persona estremamente intelligente e capace, e la tratti insistentemente come fosse perfettamente stupida, incoraggiando anche altri a comportarsi allo stesso modo, la vittima subirà un processo di regressione che la porterà a perdere credito, a commettere errori, a non agire più in modo razionale, a temere in modo eccessivo le reazioni avverse altrui.

Cosa può fare Luisa per contrastare questa strategia deleteria? Rafforzare la sua autostima.

Hai delle belle gambe? Valorizzale con una gonna corta. Sai scrivere in modo diretto e penetrante? Commenta ogni tanto un qualche fatto di cronaca o una qualche variazione del legislatore tramite e-mail diffusa alla piccola comunità. Hanno necessità di affidare un incarico che comporterà sicuramente dei risvolti negativi? Rifiutalo illustrando le tue buone ragioni e fai in modo che venga affidato a quello che si crede il migliore di tutti.

Ci vuole una grande forza a reagire a questa forma di condizionamento, ma è estremamente difficile arrivare ad ottenere Giustizia rivolgendosi alla Magistratura oppure ad una qualche Commissione per le pari opportunità. Sono ancora pochi coloro in grado di riconoscere e valutare questa forma di violenza. Purtroppo.



sabato 30 gennaio 2021

Parità di condizioni dignitosa per i lavoratori



Quasi del tutto sconosciuti ai non addetti ai lavori, nel nostro Ordinamento sono presenti il Decreto Legislativo n. 215 del 09.07.2003 - Attuazione della Direttiva 2000/43/CE per la parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica, ed il Decreto Legislativo n. 216 del 09.07.2003 - Attuazione della Direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Il Decreto Legislativo n. 216 del 09.07.2003 in particolare, reca disposizioni relative all’attuazione della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione, dalle convinzioni personali, dagli handicap, dall’età e dall’orientamento sessuale, per quanto concerne l’occupazione e le condizioni di lavoro; ma non riporta la definizione di handicap.

La Repubblica Italiana è stata condannata per non avere giustamente recepito nell’Ordinamento interno la Direttiva 2000/78/CE del Consiglio (Causa C-312/11 Commissione contro Repubblica Italiana) ed in particolare per non avere recepito correttamente e completamente l’articolo 5 che disciplina l’obbligo per i datori di lavoro di adottare soluzioni ragionevoli per le persone con disabilità. La difesa italiana ha sostenuto la seguente tesi: “non vi è nulla nel testo della Direttiva 2000/78/CE che giustifichi la posizione della Commissione secondo cui l’unica modalità accettabile ed idonea a dare applicazione all’articolo 5 di tale direttiva sarebbe l’imposizione di obblighi a carico dei datori di lavoro nei confronti di tutti i lavoratori disabili, e non quella consistente nell’organizzare un sistema pubblico e privato atto ad affiancare il datore di lavoro e il disabile”. In sostanza, la posizione dello Stato è stata che, l’attuazione della regola, può avvenire anche mediante la predisposizione di un sistema di promozione dell’integrazione lavorativa delle persone con disabilità, fondato su un insieme di incentivi, agevolazioni, misure e iniziative a carico delle autorità pubbliche e, in parte, su obblighi imposti ai datori di lavoro. Un sistema che, nel nostro Paese, sarebbe il risultato del Collocamento mirato, delle Cooperative Sociali, della Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con disabilità, e delle Leggi speciali in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro.

Questa interpretazione non è stata condivisa dalla IV Sezione della Corte di Giustizia Europea, secondo la quale, al contrario, l’articolo 5 della Direttiva 2000/78/CE, introduce comunque un sistema di obblighi a carico dei datori di lavoro, che non possono essere sostituiti da incentivi e aiuti forniti dalle autorità pubbliche.

Alla luce di queste considerazioni la Corte in data 04.07.2013 ha ritenuto che, contrariamente agli argomenti sostenuti dalla Repubblica Italiana, per trasporre correttamente e completamente l’articolo 5 della Direttiva 2000/78/CE non fosse sufficiente disporre misure pubbliche di incentivo e di sostegno, essendo invece compito degli Stati imporre a tutti i datori di lavoro a livello nazionale l’obbligo di adottare provvedimenti efficaci e pratici, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, a favore di tutti i disabili, che riguardino i diversi aspetti dell’occupazione e delle condizioni di lavoro e che consentano a tali persone di accedere ad un lavoro, di svolgerlo in sicurezza, di avere una promozione o di ricevere una formazione.

Per cui, con la Legge n. 99 del 09.08.2013, è stata recepita anche nel nostro Ordinamento una considerevole disposizione a tutela delle persone con disabilità: l’obbligo, per tutti i datori di lavoro, di adottare accomodamenti ragionevoli per garantire quella parità di condizioni dignitosa per i lavoratori.

In particolare l’art. 3, comma 3-bis, del Decreto Legislativo n. 216 del 09.07.2003 attualmente dispone: “Al fine di garantire il rispetto del principio della parità di trattamento delle persone con disabilità, i datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad adottare accomodamenti ragionevoli, come definiti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata ai sensi della Legge 3 marzo 2009, n. 18 nei luoghi di lavoro, per garantire alle persone con disabilità la piena eguaglianza con gli altri lavoratori. I datori di lavoro pubblici devono provvedere all’attuazione del presente comma senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente”.

La Corte ha definito l’ambito di applicazione del principio dell’accomodamento ragionevole che, al di là di quanto le normative specifiche in tema di promozione dell’occupazione possano prevedere, si estende a tutti i datori di lavoro, a tutte le persone con disabilità nell’accezione fatta propria dalla Corte Europea, ed ai diversi profili dell’occupazione, comprendendo anche l’accesso, la formazione, la tutela della incolumità e la progressione di carriera. Quindi, per l’effetto stesso del richiamo della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, il rifiuto dell’accomodamento ragionevole costituisce fattispecie discriminatoria. La negazione di soluzioni ragionevoli, anche solo organizzative, è qualificata come discriminazione, analogamente a quanto avvenuto con la Direttiva 2000/43/CE con riferimento alla nozione di molestie.

E poi, la Corte di Giustizia Europea con la Sentenza dell’11.04.2013 nelle cause riunite C-335/11 e C-337/11, ha sancito “La nozione di «handicap» di cui alla Direttiva 2000/78/CE del Consiglio del 27.11.2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, deve essere interpretata nel senso che essa include una condizione patologica, causata da una malattia diagnosticata come curabile o incurabile, qualora tale malattia comporti una limitazione, risultante in particolare da menomazioni fisiche, mentali o psichiche, che, in interazione con barriere di diversa natura, possa ostacolare la piena ed effettiva partecipazione della persona interessata alla vita professionale su base di uguaglianza con gli altri lavoratori, e tale limitazione sia di lunga durata”.

Il concetto di inabilità così argomentato, risulta essere più ampio di quello contenuto nelle diverse disposizioni previste dal nostro Ordinamento, e si estende anche alle difficoltà dovute alla condizione di chi ha subito una successione di micro traumi psicologici, agli ipersensibili, all’avanzare dell’età.

Nella stessa Sentenza dell’11.04.2013 della II Sezione, è testualmente riportato: “Con la sua terza questione il Giudice del rinvio chiede sostanzialmente se l’articolo 5 della Direttiva 2000/78/CE debba essere interpretato nel senso che la riduzione dell’orario di lavoro può configurare uno dei provvedimenti di adattamento contemplati da tale articolo. […] il datore di lavoro è tenuto a prendere i provvedimenti appropriati, segnatamente, per consentire ai disabili di accedere ad un lavoro, di svolgerlo o di avere una promozione. A tale riguardo il considerando 20 di detta direttiva procede ad un elenco non tassativo di siffatti provvedimenti, i quali possono essere di ordine fisico, organizzativo e/o formativo. Si deve rilevare che né l’articolo 5 della Direttiva 2000/78/CE né il considerando 20 menzionano la riduzione dell’orario di lavoro. Occorre tuttavia interpretare la nozione di «ritmi di lavoro», che compare in detto considerando, per determinare se l’adattamento dell’orario di lavoro possa essere fatto rientrare in tale nozione.

La […] e la […] fanno valere in proposito che la nozione di cui trattasi riguarda elementi quali l’organizzazione del ritmo e della velocità del lavoro, ad esempio nell’ambito di un processo produttivo, nonché le pause, in modo da alleviare per quanto possibile il carico del lavoratore disabile. Tuttavia, né dal considerando 20 né da altre disposizioni della Direttiva 2000/78/CE si evince che il legislatore dell’Unione abbia inteso circoscrivere la nozione di «ritmi di lavoro» a siffatti elementi ed escluderne l’adattamento degli orari, in particolare la possibilità, per le persone disabili che non sono o non sono più in grado di lavorare a tempo pieno, di svolgere il proprio lavoro a tempo parziale.

Conformemente all’articolo 2, quarto comma, della Convenzione dell’ONU, gli «accomodamenti ragionevoli» sono «le modifiche e gli adattamenti necessari ed appropriati che non impongano un onere sproporzionato o eccessivo adottati, ove ve ne sia necessità in casi particolari, per garantire alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali». Ne consegue che detto articolo contempla un’ampia definizione della nozione di «accomodamento ragionevole». Pertanto, […] deve essere inteso nel senso che si riferisce all’eliminazione delle barriere di diversa natura che ostacolano la piena ed effettiva partecipazione delle persone disabili alla vita professionale su base di uguaglianza con gli altri lavoratori” (Cfr. Corte di Giustizia Europea, II Sezione, Sentenza dell’11.04.2013).


 

sabato 30 maggio 2020

Nuova attività ispettiva legata alla diffusione di un agente biologico denominato Covid-19 (SARS-CoV-2)






L’EU-OSHA ha pubblicato un Documento intitolato "COVID-19: Fare ritorno al luogo di lavoro - Adeguare i luoghi di lavoro e proteggere i lavoratori", ove è riportato: "Esattamente come in condizioni di lavoro normali, l’identificazione e la valutazione del rischio sia in ambienti di lavoro fisici che psicosociali rappresentano il punto di partenza per la gestione della salute e della sicurezza sul lavoro con le misure anti-COVID-19. I datori di lavoro hanno l’obbligo di rivedere la valutazione del rischio qualora sia applicata una modifica del processo di lavoro e di tenere in considerazione tutti i rischi, compresi quelli per la salute mentale. Al momento di rivedere la valutazione del rischio, si deve prestare attenzione a eventuali anomalie o situazioni che provochino problemi e al modo in cui queste possano contribuire ad aumentare il grado di resilienza dell’organizzazione nel lungo periodo". 

L’INAIL ha pubblicato un Documento intitolato "Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione", dal quale si evince che: 

"Le misure contenitive, che hanno riguardato il mondo del lavoro, si sono rese necessarie per ridurre le occasioni di contatto sociale sia per la popolazione generale, ma anche per caratteristiche intrinseche dell’attività lavorativa per il rischio di contagio. Il fenomeno dell’epidemia tra gli operatori sanitari – che sicuramente per questo am­bito di rischio è il contesto lavorativo di maggior pericolosità – ha fatto emergere con chiarezza come il rischio da infezione in occasione di lavoro sia concreto ed ha determinato, come confermato anche dalle ultime rilevazioni, numeri elevati di infezioni pari a circa il 10 % del totale dei casi". 

Ma noi abbiamo già una precisa definizione di pericolo e di rischio: 

Pericolo - proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni. In questo caso un agente biologico uguale per tutti, classificato come Gruppo 3 dalla Direttiva UE 2020/739.

Rischio - probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione. 

Quindi, se la fonte di pericolo è un agente biologico che si è diffuso principalmente nella popolazione, il pericolo nel luogo di lavoro non deriva da una utilizzazione deliberata del datore di lavoro. Nonostante ciò rimane l’obbligo della valutazione di tutti i rischi. Questo significa che non si applicherà integralmente il Titolo X del Decreto Legislativo n. 81 del 09.04.2008 ma, in determinate attività, è possibile che si crei comunque una esposizione di tipo professionale. 

Suddividiamo ulteriormente il concetto di Rischio. 

Rischio direttamente professionale - probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di esposizione diretta ad un determinato agente biologico (Infermieri, Tecnici di laboratorio, Medici, Ricercatori universitari, Personale che interviene in pronto soccorso, Personale sanitario comunque direttamente interessato alla diagnosi o alla cura dal Covid-19, …). 

Rischio indirettamente professionale ma comunque legato all’attività lavorativa - probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni, sì di esposizione indiretta ma potenzialmente molto maggiore rispetto alla popolazione, ad un determinato agente biologico (Lavoratori generalmente a contatto con il pubblico, …). 

È indiscutibile che, per i lavoratori esposti ad un Rischio direttamente professionale, è obbligatoria la rielaborazione della valutazione del rischio. Si applica il Titolo X del Decreto Legislativo n. 81 del 09.04.2008 almeno parzialmente, con tutto quello che ne consegue per la scelta dei DPI o delle Procedure di lavoro. 

Mentre, per i lavoratori esposti ad un Rischio indirettamente professionale ma comunque legato all’attività lavorativa, è in ogni caso obbligatoria la valutazione del rischio, ma da effettuarsi quantomeno con i parametri di analisi indicati nel Documento Tecnico dell’INAIL, ovvero: 

  • Esposizione – la probabilità di venire in contatto con fonti di contagio nello svolgimento delle specifiche attività lavorative (Personale sanitario non direttamente interessato alla diagnosi ed alla cura dal Covid-19, Personale addetto alla gestione dei rifiuti speciali, Autisti di un mezzo di trasporto pubblico, Personale di segreteria in uffici particolarmente frequentati, …); 
  • Prossimità - le caratteristiche intrinseche di svolgimento del lavoro che non permettono un sufficiente distanziamento sociale (Personale addetto a specifici compiti in catene di montaggio, lavori in Équipe, …) per parte del tempo di lavoro o per la quasi totalità; 
  • Aggregazione - la tipologia di lavoro che prevede il contatto con altri soggetti oltre ai lavoratori dell’azienda (Personale della ristorazione, commercio al dettaglio, spettacolo, alberghiero, istruzione, …). 
A questo punto, esclusivamente per il Rischio indirettamente professionale ma comunque legato all’attività lavorativa possiamo avere solo due risultati possibili: 
  1. Il Rischio per il lavoratore di contrarre il Covid-19 è sicuramente maggiore del rischio a cui è esposta la popolazione; 
  2. Il Rischio per il lavoratore di contrarre il Covid-19 è grossomodo uguale o minore del rischio a cui è esposta la popolazione. 
A fronte di tutto quanto appena descritto, per i lavoratori indirettamente esposti, il cui Rischio di contrarre il Covid-19 è sicuramente maggiore del rischio a cui è esposta la popolazione, è necessaria l’elaborazione di un documento scritto di valutazione del rischio, magari non sostituendo il Documento di valutazione del rischio già realizzato, ma semplicemente integrandolo. La valutazione dev’essere immediata da parte del datore di lavoro con tutto quello che ne consegue per la scelta dei DPI o delle Procedure di lavoro ma, il documento integrativo, può essere materialmente scritto entro trenta giorni dalla ripresa dell’attività. 

Diversamente, per i soli lavoratori il cui Rischio di contrarre il Covid-19 è grossomodo uguale oppure addirittura minore del rischio a cui è esposta la popolazione (Operatori addetti alla cura delle piante in viticoltura, Artigiani del legno, Orafi, Restauratori, …), si applicano i vari Protocolli condivisi fin qui emanati. 

L’attività ispettiva è bene che sia orientata a tali principi, pur in assenza di una precisa indicazione nei provvedimenti emanati dal Legislatore per l’emergenza Covid-19.