martedì 14 febbraio 2017

Euripide


"Noi siamo servi degli Dei, qualsiasi cosa gli Dei siano"



Questa frase viene generalmente attribuita ad Euripide, Drammaturgo greco del 420 a.C.


lunedì 13 febbraio 2017

Socrate



Ci sono persone nate per sgobbare
ed altre nate per stare a guardare.
Non è questione di salute,
né di intelligenza, né di bisogno.
E’ cosi e basta!
Dalle prime tutti si aspettano di più,
dalle seconde nessuno si aspetta niente.
Per le prime non ci sono mai elogi,
qualunque cosa facciano è dovere.
Per le seconde è il contrario,
poiché non ci si aspetta niente da loro,
basta che muovano un dito
e tutti si affrettano a coprirle di complimenti
”.


Queste parole sono generalmente attribuite a Socrate, Filosofo greco del 420 a.C.


domenica 12 febbraio 2017

Se percepiscono che gli sei superiore



Tra le tante motivazioni per cui una Valutazione extraperitale può andare male, rispetto alle aspettative, vi è quella per cui la vera attività di analisi viene svolta da una persona diversa dal Consulente a cui vi siete rivolti.

Quello che normalmente avviene è che, il Consulente, non ha collaboratori ed opera lui direttamente l’attività professionale per cui è stato interpellato. Questo significa che abbiamo a che fare sempre con la stessa persona, che verrà pagato per la bravura che esprimerà nel suo lavoro, che ha cura di mantenere una immagine di persona professionale. Un rapporto diretto Utente-Consulente che non ha motivo di degenerare.

Se la vittima di molestie si rivolge, invece, ad una organizzazione, questo rapporto diretto difficilmente si crea, perché è molto più probabile che si siano divisi i compiti. Per cui avremo a che fare con una Psicologa clinica che somministrerà i test proiettivi, poi con un Medico del Lavoro oppure un Medico Legale, una Psichiatra, … fino al colloquio finale con chi firmerà la relazione. In questo secondo caso le condizioni ed il desiderio di mantenere un'immagine professionale, potrebbero avere un peso molto inferiore. Vi sono stati dei casi di gratuita ostilità rivolta nei confronti di chi ha richiesto una valutazione delle sue condizioni, difficili da spiegare sul piano razionale. Persone, magari particolarmente giovani, che si attivano pienamente convinte che la vittima cerchi di ingannare, di trovare una giustificazione esterna al proprio fallimento, che sia necessariamente affetta da un qualche disturbo di personalità.

Ho saputo di vere e proprie liti con collaboratrici che si sono mal comportate, perché la donna da sottoporre a test semplicemente era molto più attraente di loro. Oppure di individui che tendevano a minimizzare fatti gravissimi, solo perché non erano in grado di comprendere, essendo privi di esperienza diretta per essere tirocinanti ancora in fase di formazione, quindi senza aver realmente mai lavorato un solo giorno. 

Si deve sempre considerare che, anche nelle strutture che dovrebbero avere una straordinaria competenza professionale nella valutazione delle condizioni psicofisiche di chi ha subito la Violenza perpetrata con la strategia delle sistematiche vessazioni, psichiche e morali, attuata per motivi di lavoro, esistono le invidie, le gelosie professionali, le avversioni generazionali o di genere. Per quanto tutto questo sia dannoso, ingiusto, poco professionale, sarebbe utopico aspettarci il contrario. 

Soprattutto se la persona vessata ha grandi qualità, deve considerare che può andare incontro ad incomprensioni, a difficoltà inaspettate. Quindi manteniamo la calma e la fiducia in noi stessi, senza mai reagire in modo impulsivo. Teniamo ben in mente il nostro obiettivo. A meno ché non sia un fatto realmente grave, non abbiamo interesse ad attivare altri conflitti, abbiamo già una guerra da vincere. 


Sono un tipo tosto, non mi freghi




Il suggerimento più importante che posso dare su come preparare un insieme di elementi di prova, da allegare ad una Denuncia-Querela penale, riguarda la Consulenza extraperitale.

La Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 33 del 11.02.1999 che riporta: “La consulenza extraperitale è suscettibile di assumere pieno valore probatorio non diversamente da una testimonianza e che pertanto il Giudice non è vincolato a nominare un Perito qualora le conclusioni fornite dai consulenti di parte gli appaiano oggettivamente fondate, esaustive e basate su argomenti convincenti”, ha dato pieno valore al lavoro dei Consulenti. Questo significa che, analizzare la Violenza perpetrata con la strategia delle sistematiche vessazioni, psichiche e morali, attuata per motivi di lavoro, non è cosa alla portata di tutti e che è bene scegliersi un buon Consulente che sia in grado di illustrare al meglio al Magistrato, tutti gli aspetti peculiari dei maltrattamenti e delle umiliazioni patite dalla vittima. 

Il problema nasce qui. Come si fa a riconoscere un buon Consulente?

Non esiste una regola sempre valida. Io personalmente mi affido all’intuito ma ho commesso errori.

Per prima cosa è necessario prevedere il costo significativo della consulenza extraperitale. Per cui è essenziale non sprecare inutilmente le risorse economiche che abbiamo a disposizione. Il Consulente di parte ci deve fornire un documento, una sua Valutazione, che risulti sia oggettivamente fondata (chiunque, con la sua professionalità, deve poter ricostruire il processo logico che lo ha portato a quelle conclusioni), sia esaustiva (deve trattare ed illustrare tutto su un determinato argomento), e deve essere strutturata su argomenti convincenti (ovvero non deve aver tralasciato gli elementi in grado di smentire tale tesi, né deve utilizzare argomentazioni puramente dialettiche, suggestive o di comodo). E’ un lavoro complesso. Per essere efficace deve poggiarsi su fondamenta solide. Per cui noi per primi dobbiamo aver prima raccolto ed ordinato l’insieme delle prove che intendiamo far analizzare insieme al nostro racconto.

A questo punto, però, può accadere che commettiamo l’errore di scegliere male il Consulente. E questo è un evento che può generare un profondo sconforto se non crediamo in noi stessi.

Infatti può accadere che, il Super Consulente che abbiamo contattato, che abbiamo rintracciato con difficoltà perché, in precedenza, lo avevamo solo visto intervistato alla televisione oppure avevamo solo letto i suoi libri, ci accolga in modo diverso dalle attese. I suoi collaboratori sono particolarmente giovani ed inesperti, avendo alle spalle al massimo qualche anno lavorativo. La prima cosa di cui ci parla è il suo compenso che, stranamente, vuole anticipato sulla prestazione professionale. Insomma ci ritroviamo in una situazione molto diversa da quella immaginata, da quella che può permettere la miglior descrizione di quanto sta accadendo. 

In questo caso è bene tenere le antenne dritte. C’è la concreta passibilità che il Super Consulente conosca alla perfezione le strategie delle organizzazioni criminali, delle motivazioni nascoste negli omicidi passionali, delle modalità per trattare con un gruppo di rapinatori asserragliati con ostaggi in una banca da giorni, ma non abbia la più pallida idea delle fantasie di potere e di dominio di uno Psicopatico aziendale. 

Se il vostro intuito vi avverte di questo, fate estrema attenzione. Potrebbe essere necessaria una strategia per abbandonare l’iniziativa prima che vi si ritorca contro.

C’è un elemento che dobbiamo assolutamente osservare: se il Consulente inizia a giustificare i nostri aggressori e ritiene noi stessi delle persone mentalmente disturbate, non è il caso di andare oltre. 

La Violenza perpetrata con la strategia delle sistematiche vessazioni, psichiche e morali, attuata per motivi di lavoro, non deriva da un qualche comportamento deviato di chi ne resta vittima. Anzi.

Sarebbe come dire che, una donna che subisce una violenza sessuale, sia essa stessa la causa della violenza per aver provocato mettendo magari una minigonna, per essere andata in giro da sola, in un quartiere malfamato, dopo la mezzanotte. Il primo che sento sostenere una tesi del genere si prende un pugno dritto sul naso da me. Non è una minaccia, è una promessa. 

Se questo passaggio non è chiaro al Consulente, egli farà solo danni. Perché significa che non ha compreso la violenza che stiamo subendo oppure che, per lui, è più conveniente assumere questa posizione per il prosieguo della sua carriera. Infatti le persone che subiscono questa violenza hanno tre caratteristiche che le penalizzano: ammesso che ci riescano, sono in grado di dimostrare la violenza subita solo con una miriade di prove, per lo più poco significative se esaminate singolarmente; sono in uno stato di prostrazione psicologica che le rende particolarmente vulnerabili, ed in una condizione emotiva di estrema necessità di aiuto; hanno un nemico potente, influente, poiché tale forma di violenza è quella di frequente attuata dai colletti bianchi, per dirla con le parole del Criminologo Dr. Edwin Sutherland, e non a tutti conviene metterseli contro.

Può quindi accadere che, il Super Consulente, dopo aver parlato con noi dall’alto della sua inarrivabile autorevolezza, rintracci qualcuno che possa fornirgli ulteriori indicazioni sulla nostra vicenda, sulla qualità del nostro lavoro, sulle motivazioni per cui ci hanno confinato a fare fotocopie in uno scantinato. Quindi, nella sua sostanziale incapacità, arrivi addirittura a convincersi che gli abbiamo mentito o che siamo un caso patologico, e si schieri dalla parte del nostro persecutore.

Soggetti così non mancano nel panorama delle figure che popolano i Convegni ed i Seminari dedicati al Mobbing. Ma noi siamo tipi tosti. Non ci lasciamo fregare.




sabato 4 febbraio 2017

Limiti del Mobbing




E' arrivato il momento di scrivere un Post sui limiti del Mobbing.

Tralascio la descrizione della definizione di Mobbing. Mi soffermo, ed intendo analizzare, il limite superiore di questa forma di violenza.

La violenza descritta in questo Blog è la Violenza perpetrata con la strategia delle sistematiche vessazioni, psichiche e morali, attuata per motivi di lavoro. Questa definizione comprende, in realtà, due sottoinsiemi: la violenza che raggiunge le fattispecie di Reato penale; la violenza non riconducibile ad un Reato penale.

In generale siamo in presenza di “mobbing” quando ricorrono i seguenti elementi: una pluralità di comportamenti vessatori, condotte sistematiche e prolungate nel tempo; deve essere dimostrabile l’intento persecutorio; la vittima deve aver subito un danno esistenziale, alla vita di relazione.

Possiamo quindi considerare questo sottoinsieme caratterizzato dal fatto che, gli atti della violenza, non sono riconducibili ad una fattispecie penale. 

Facciamo un esempio. Un alto funzionario di banca viene privato del suo ufficio e spostato in un sottoscala, un luogo sostanzialmente privo di luce naturale, con un minimo ricambio d’aria, senza un telefono, senza un computer, solo con un tavolo ed una sedia. Questa condizione priva il funzionario della concreta possibilità di lavorare, di relazionarsi, di comunicare, dei simboli del potere. Lui può anche essere il lavoratore più serio, preparato, brillante dell’intera struttura, ma verrà percepito come un incapace. Tutto questo, però, è difficilmente riconducibile ad un reato penale. Sono vessazioni reali; ma non sono descritte nel Codice Penale.

Per questo le persone vittime di mobbing chiedono una Legge che tuteli realmente la loro persona.

Ma la Violenza perpetrata con la strategia delle sistematiche vessazioni, psichiche e morali, attuata per motivi di lavoro, comprende un secondo sottoinsieme: quando gli atti della violenza sono chiaramente riconducibili ad almeno un reato penale.

Non ha importanza l’articolo del Codice Penale violato. Può essere Violenza privata, Lesioni come conseguenza di altro delitto, Minacce, Estorsione … oppure un qualunque altro reato. Realmente non ha importanza quale, purché la Legge riconosca quel comportamento come reato. 

Non è possibile definire le vittime di questo sottoinsieme come “mobbizzati”, perché non è propriamente mobbing o bossing. In questo caso si tratta di persone che stanno subendo una violenza già codificata, che ha un suo nome. Non c’è necessità di una nuova Legge per poter chiedere Giustizia.

In altre parole, la Violenza perpetrata con la strategia delle sistematiche vessazioni, psichiche e morali, attuata per motivi di lavoro, comprende anche il mobbing, ma il mobbing è la parte bassa, quando le vessazioni sono veramente difficili da riconoscere, da dimostrare, da codificare. 

Chi subisce un reato non è vittima di mobbing.