lunedì 29 settembre 2014

Il mito della razionalità



Abbiamo deciso di andare sulla luna. Abbiamo deciso di andare sulla luna in questo decennio e di impegnarci anche in altre imprese, non perché sono semplici, ma perché sono ardite, perché questo obiettivo ci permetterà di organizzare e di mettere alla prova il meglio delle nostre energie e delle nostre capacità, perché accettiamo di buon grado questa sfida, non abbiamo intenzione di rimandarla e siamo determinati a vincerla, insieme a tutte le altre. 

Per questo motivo, ritengo che la decisione dello scorso anno di intensificare il nostro impegno nello spazio sia tra quelle più importanti prese durante il mio mandato presidenziale”.

Brano tratto dal discorso che il Presidente John Fitzgerald Kennedy tenne alla Rice University a Houston, Texas, il 12.09.1962.


Ora voi siete il Direttore Generale dell’Agenzia incaricata di portare a termine questa impresa. Come organizzereste il lavoro?

Domanda da 370 miliardi di Dollari.

Una cosa è certa: basare l’intera organizzazione su piani e strategie razionali, puntando sulla capacità di selezione quindi su personale estremamente qualificato, sulle superiori conoscenze tecniche, sulla disponibilità di ingenti somme per la ricerca ed una forte motivazione ideologica, sul consenso popolare in grado di favorire a tutti i livelli l'iniziativa, su programmi accuratamente preparati e continuamente migliorati, crea le condizioni necessarie ma non è sufficiente.

In una organizzazione è necessario tenere conto del fatto che le persone che la compongono sono esseri umani, con le loro paure, le loro ambizioni, le rivalità dovute all’invidia, alla gelosia professionale, a fattori psicologici di cui, sovente, nemmeno il singolo individuo ne sospetta l’esistenza. Per quanto l’organizzazione possa essere stata ben definita sulla carta poi, le difficoltà a far funzionare il tutto nel migliore dei modi, inevitabilmente emergono.

Tali attriti della macchina, per la loro stessa natura inconscia, sfuggono ad un'analisi razionale. 

Serve a poco creare tabelle numeriche per definire i carichi di lavoro uniformi. Serve a poco stabilire un orario di lavoro rigido, standardizzato. Serve a poco fare riunioni periodiche ove persone con incarichi e mansioni molto diverse si ritrovano ad ascoltare direttive esecutive. Serve a poco minacciare per intimidire ed ottenere il massimo impegno da persone demotivate. Serve a poco far ricadere sulle figure più deboli le responsabilità per gli errori commessi e tutelare l'immagine della dirigenza.

Le organizzazioni, tutte le organizzazioni, non sono puramente razionali.

Per cui il direttore generale, l’amministratore delegato, il datore di lavoro, il grande manager, il semplice dirigente di struttura o capo reparto, tutti devono tenere conto del fatto che la sola razionalità incide poco in un contesto lavorativo. Per questo Adriano Olivetti aveva uomini di cultura ed uno Psicologo nel suo consiglio di amministrazione. Per questo i regimi dittatoriali nei luoghi di lavoro sono il manifesto dell’inefficacia.